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LASERTERAPIA E
IPERTERMIA
Casa di Cura S.Maria, Busto Arsizio
Nuovo Ospedale Martini, Torino
Ospedale Martini, Torino
Laser a diodi programmato
per uso terapeutico

ABTS DIODE
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SOMMARIO
Le cellule tumorali maligne sono in genere più sensibili al calore delle
cellule normali quando vengono esposte a temperature tra 41°C e 45°C per 10-30 minuti.
Questa inibizione cellulare differenziale è ridotta a temperature superiori a 45°C e
tutte le cellule muoiono sopra i 60°C a causa della denaturazione delle proteine.
Il calore nei tessuti può essere generato oltre che con Radio-Frequenze (RF) e
Micro-Onde (MO) anche con radiazioni laser (RL). Tuttavia, va osservato che la
penetrazione in profondità della luce di un laser nei tessuti umani è notevolmente
inferiore di quella raggiungibile con RF e MO causa i diversi meccanismi di interazione.
Inoltre, variando il tempo di irraggiamento per raggiungere una certa temperatura
terapeutica interverranno pure con peso diverso fattori come l'irrorazione sanguigna, la
conducibilità termica, le caratteristiche ottiche ed elettromagnetiche dei diversi
costituenti del distretto corporeo interessato.
INTRODUZIONE
Negli ultimi anni sono state sviluppate numerose tecniche che fanno uso di
radiazioni elettromagnetiche non ionizzanti per il trattamento ipertermico dei tumori.
Molte di queste applicazioni sono basate su un tipo di interazione ad alta
temperatura e utilizzano laser ad alta potenza e tempi di irraggiamento molto brevi tali
che l'aumento di temperatura sia confinato in una ristretta zona di tessuto.
Recentemente sono stati riportati risultati promettenti riguardo la risposta
selettiva di tessuti neoplastici a temperature tra 41°C e 50°C per tempi compresi tra 10
minuti e 4 ore utilizzando RF con frequenze tra 10 e 100 MHz e MO con frequenze attorno ai
400 e 900 MHz.
La profondità di penetrazione di queste ultime radiazioni è compresa tra 20 e 120
mm confrontata con la profondità di penetrazione della radiazione ottica emessa da un
laser stimabile attorno ai 0,5-5 mm: è per quest'ultimo motivo che la lasertermia ha un
campo d'applicazione molto ridotto.
Per dare maggiore uniformità all'esposizione si presentano in tabella 1 le
definizioni e i simboli delle quantità metrologiche usate.
Tab.1 - Quantità
metrologiche frequentemente utilizzate nello studio dell'interazione della luce laser coi
tessuti.
PRINCIPI FISICI DELLA
RADIAZIONE LASER
La radiazione elettromagnetica emessa da un laser ha una banda spettrale che si
estende dall'ultravioletto all'infrarosso compresi e si definisce comunemente
"luce"; più recentemente "radiazione ottica" (fig.1).
La luce emessa da un laser si differenzia da quella emessa da una comune sorgente
di luce (lampadina, stufa, candela, sole, etc.) per la sua elevata coerenza spaziale e
temporale, in altri termini, perchè i raggi emessi sono praticamente tutti paralleli gli
uni agli altri e tutti monocromatici.
Queste due caratteristiche permettono di raggiungere in un bersaglio concentrazioni
di energia elettromagnetica prima non raggiungibili con le sorgenti di luce tradizionali.

Fig.1 - Quando un fascio
di radiazione ottica (raggi UV-visibile-raggi IR) investe un tessuto si svilupperanno in
esso fenomeni fotochimici, termici o elettromeccanici a seconda della lunghezza d'onda
della radiazione incidente ed il conseguente effetto finale sarà l'alterazione delle
caratteristiche funzionali e vitali delle cellule stesse.
1.1 INTERAZIONE DELLA
LUCE LASER CON I TESSUTI UMANI
Una luce laser di definita lunghezza d'onda incidendo su un tessuto viene
retrodiffusa, trasmessa e diffusa in funzione della sua lunghezza d'onda. In altri termini
si può dire che la profondità raggiunta dalla radiazione e la forma del volume di
tessuto interessato dipendono dalla capacità assorbente (espressa dal coefficiente di
assorbimento ) e diffondente (espressa dal coefficiente di diffusione ) di quel tessuto per quella data lunghezza d'onda (colore).
E' facile, pertanto, comprendere come la conoscenza delle "proprietà
ottiche" di ogni tessuto sia di fondamentale importanza per indicare in quali
applicazioni terapeutiche e con quale tipo di laser si può realizzare un progresso
rispetto alle tecniche tradizionali.
Infatti se si irradia con un laser a CO2, che emette nel lontano infrarosso
( = 10600 nm), un tessuto muscolare scarsamente
vascolarizzato, a causa dell'elevato valore del suo coefficiente di assorbimento ( = 200 cm-1) rispetto a quello praticamente nullo del suo coefficiente di
diffusione, si verificherà che la radiazione sarà praticamente tutta assorbita in
prossimità del punto di irraggiamento, mentre con un laser a DIODI che emette nel vicino infrarosso (
= 980 nm), questo stesso
tessuto, oltre a presentare un assorbimento notevole inferiore ( = 0,11 cm-1), manifesterà un elevato potere diffondente ( = 9 cm-1) per cui la radiazione si verrà a distribuire in
un volume di tessuto notevolmente più ampio. Infine con un laser ad Ar che emette nel
visibile ( blu=488 nm; verde=515 nm),questo tessuto ha un coefficiente di
assorbimento praticamente uguale a quello di diffusione tale che la distribuzione della
radiazione può avvenire in un volume dello stesso ordine di grandezza di quello ottenuto
con un laser a DIODI.
Per meglio chiarire
l'importanza della conoscenza delle proprietà ottiche di un tessuto prima di ogni
irradiazione terapeutica, e quanto queste proprietà ottiche possano effettivamente
influenzare "l'effetto laser", riconsideriamo l'esempio precedente impiegando
gli stessi laser con un tessuto altamente vascolarizzato. Nel caso di un laser a CO2
l'effetto laser praticamente non cambia, mentre la situazione si altera con i laser a
DIODI ed Ar. Infatti, in un tessuto altamente vascolarizzato il coefficiente di
assorbimento del laser ad Ar è di circa 330 cm-1 contro 4 cm-1 per un laser a DIODI. Per
cui, contrariamente al caso di un tessuto poco vascolarizzato, in un tessuto altamente
vascolarizzato, per effetto dell'emoglobina, la radiazione di un laser ad Ar diventa circa
80 volte meno penetrante di quella di un laser a DIODI.
I meccanismi di interazione
della luce con i tessuti umani danno luogo, principalmente, ad effetti
termici, fotochimici o elettromeccanici.
Trascurando volutamente le reazioni fotochimiche che possono essere attivate
dall'esposizione del bersaglio alla luce (3,4) e trascurando i processi di
fotodecomposizione e di fotoionizzazione delle macromolecole, delle molecole e degli atomi
presenti nel tessuto, fissiamo l'attenzione sui processi termici che si manifestano a
seguito degli stati energetici rotazionali e vibrazionali dei costituenti elementari dei
tessuti umani irraggiati.
Poichè l'energia elettromagnetica trasportata dal fascio di laser a CO2, DIODI ed Ar si
trasforma per la maggior parte in energia termica nel volume di tessuto interessato,
l'effetto termico locale dipenderà, oltre che dalle proprietà ottiche del tessuto, anche
dalle proprietà termiche del tessuto stesso.
Pertanto nel volume interessato si riscontrerà un innalzamento di temperatura che sarà,
a parità di energia erogata, funzione della conducibilità e diffusività del tessuto,
mentre, per uno stesso tessuto, l'aumento di temperatura sarà funzione della quantità di
energia somministrata; a questa somministrazione di energia radiante conseguirà ai
tessuti interessati un insulto termico caratteristico del livello di temperatura
raggiunto.
In un tessuto muscolare a normale vascolarizzazione sanguigna nessuna evidente variazione
organica e strutturale si manifesterà finchè la temperatura rimane tra i 37 e i 42°C.
Con temperature tra 42 e 50°C si ha riduzione dell'attività enzimatica, mentre per
temperature tra 50 e 60°C si instaurerà un processo irreversibile di denaturazione delle
proteine con immediata decolorazione del tessuto stesso. Persistendo nell'irraggiamento il
tessuto, dopo un progressivo rapido scoloramento fino a raggiungere il grigio perla,
riprenderà a riscurirsi fino a raggiungere attorno agli 80°C, il colore caramello scuro
per effetto della coagulazione sanguigna.
Durante queste fasi si registrerà dapprima un aumento della frazione di radiaizone
retrodiffusa per effetto dello schiarirsi del tessuto, poi con lo scurirsi del tessuto la
frazione di radiazione retrodiffusa diminuirà sino a che, attorno agli 80°C, si avrà il
massimo assorbimento con un rapido aumento della temperatura verso i 100°C.
Da questo istante avrà inizio l'ebollizione dei liquidi intra ed extra-cellulari con la
conseguente carbonizzazione del tessuto stesso: se queste fasi si svolgeranno con
sufficiente rapidità avremo l'esplosione dei residui cellulari disidratati.
2. EQUAZIONE
DI TRASFERIMENTO BIOLOGICO DEL CALORE
Per quantizzare un trattamento ipertermico è necessario conoscere l'andamento
spazio-temporale del campo di temperatura durante il trattamento stesso. Ai fini di una
dosimetria termica previsionale è necessario risolvere l'equazione di trasferimento
biologico del calore in funzione del sistem di somministrazione dell'energia scelto.

è la quantità di calore
che per unità di tempo viene portata all'esterno del volume considerato dalla
circolazione sanguigna;
P è la potenza prodotta nel volume V dal sistema di somministrazione dell'energia
scelto;
M è la quantità di calore di origine metabolica prodotta per unità di tempo
dall'organismo nel volume considerato.
Una risoluzione soddisfacente di questa equazione implica:
a) La descrizione spaziale del tessuto tumorale e dei tessuti
sani circostanti lungo il cammino del
fascio ottico;
b) Ogni tessuto deve essere caratterizzato dai parametri
fisico-biologici (densità, conducibilità termica,
calore specifico), in quanto determinano il calcolo
finale della distribuzione della temperatura;
c) La dipendenza dalla temperatura dei precedenti parametri;
d) Un'adeguata schematizzazione delle condizioni al contorno;
cioè la distribuzione iniziale della
temperatura e le condizioni di continuità per il
campo di temperatura alle interfacce;
e) Delle espressioni esplicite per , , P e
M.
Un supporto al punto a) è fornito dalle moderne tecniche di imaging
diagnostico tridimensionale (TC, NMR, ecotomografia, ecc.).
Il punto b) è stato già affrontato e si incomincia a disporre di tabelle che
caratterizzano i vari tessuti normali e tumorali in funzione di questi parametri come ad
esempio in tabella III dove sono riportati i valori misurati per il coefficiente di
conducibilità termica K.
Un'adeguata schematizzazione delle condizioni al contorno per un particolare
trattamento (punto d) può essere fatta dopo aver risolto i punti a) e b).
Il punto c) potrebbe essere evitato qualora il ruolo dei transienti fosse
trascurabile ai fini della valutazione dell'effetto di un trattamento ipertermico.
Esistono una serie di studi che hanno mostrato in particolare la forte dipendenza
dalla temperatura del grado di perfusione sanguigna dei tessuti che viene ad influenzare
in modo non trascurabile la distribuzione del campo di temperatura.
Tab. III - Conducibilità termica del
tessuto umano normale e del tessuto tumorale. Valori medi in vitro a 37°C.
TESSUTO NORMALE
|
TESSUTO TUMORALE
|
CONDUCIBILITA' TERMICA
mW/cm.°C |
MAMMELLA
COLON
FEGATO
POLMONE |
ca. scirroso
ca. mucinosoca. metastatico
ca.del colon met.
squamocellulare |
4,99
3,97
5,27
5,56
5,56
5,72
5,20
5,18
6,66 |
Il punto e) viene affrontato nel
seguente modo:
i) M viene trascurato;
ii) P dipende dal tipo di sorgente scelta per la somministrazione di
energia.
Nell'irradiazione con luce laser dei tessuti l'intensità della luce segue, in
prima approsimazione, una legge di attenuazione esponenziale (legge di Beer) anche se
parte della diminuzione dell'intensità luminosa non è dovuta a reale assorbimento ma al
fatto che la luce è diffusa in tutte le direzioni.

3. METODICHE SPERIMENTALI
UTILIZZATE NELL'IPERTERMIA CON LASER A DIODI
Le caratteristiche di attenuazione della luce nel tessuto tumorale insieme
con le limitazioni dell'attuale tecnologia rendono difficile l'irradiazione uniforme del
tumore, seppure di piccole dimensioni. L'emissione da una o più sorgenti lineari consente
una distribuzione energetica relativamente più uniforme rispetto a quella fornita da
sorgenti puntiformi. Arnfield et al riportano un irradiatore cilindrico costruito
infilando sul "core" terminale di una fibra di quarzo un cappuccio di vetro
smerigliato; la distribuzione angolare dell'intensità luminosa è fornita di fig. 2: si
osservi che l'emissione principale è concentrata lateralmente all'asse della fibra.

Fig.2 - Distribuzione angolare
della luce emessa radialmente da una fibra ottica di quarzo opportunamente trattata.
L'intensità relativa in ogni direzione è misurata dalla distanza della linea disegnata
dall'origine.
Le sonde smerigliate di zaffiro
sintetico per irradiazione interstiziale mostrate in fig.3 sono state inizialmente
progettate per fornire la prima una coagulazione superficiale e la seconda una
coagulazione profonda con potenze da 5 a 10 W; con potenze da 1 a 3 W sono però in grado
di fornire una ipertermia localizzata. In particolare la sonda per irradiazione
interstiziale lunga 5 mm viene inserita nel tessuto fino al suo bordo e distribuisce la
potenza del DIODO e di conseguenza l'energia termica in una zona emisferica di raggio 0,5
cm; per il trattamento di aree con dimensioni superiori si possono inserire più sonde.
Una rassegna delle applicazioni terapeutiche dell'ipertermia laser-indotta è stata
effettuata da Zeme et al.

Fig.3 - Le sonde di zaffiro sintetico
utilizzate per coagulazione ed ipertermia (sonda conica) vengono avvitate sui sistemi di
rilascio a fibra ottica. Per le loro ridotte dimensioni possono agevolmente essere
infilate nei canali endoscopici per il trattamento ipertermico di organi interni.
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