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DIFENDI E CURA LE
TUE VENE
A cura di Leonardo Corcos e Lanfranco Scaramuzzino
Durante la visita medica ed il successivo
colloquio, sfuggono molte delle domande alle quali i pazienti vorrebbero una risposta.
L'ansia della visita fa dimenticare molto spesso quanto ci si era proposto di chiedere;
poi nel tornare a casa riaffiorano i quesiti ed i dubbi.
A peggiorare la situazione contribuiscono molti luoghi comuni, spesso errati, di una
vecchia flebologia.
Lo sviluppo delle tecniche diagnostiche non invasive ha contribuito a chiarire negli
ultimi anni il funzionamento del circolo venoso ed ha permesso un affinamento dei metodi
di cura rendendoli più mirati, selettivi, efficaci e stabili nel tempo, con un notevole
miglioramento dei risultati funzionali ed estetici.
Questa pubblicazione non ha la pretesa di sostituirsi ad un testo di flebologia, ma
soltanto di chiarire i dubbi più frequenti che ha il paziente portatore di una malattia
delle vene.
Cosa sono le vene varicose?
Il termine varice significa dilatazione, tortuosità. La
varice è quindi una dilatazione della vena che tende successivamente ad assumere un
aspetto tortuoso. Le varici più classiche, le cosiddette "varici tronculari" si
formano in corrispondenza delle ormai famose vene safene e soprattutto delle loro
collaterali, ma molto spesso le varici formano una vera e propria rete periferica, da cui
la definizione "varici reticolari". Queste sono situate soprattutto sulle
superfici esterne e posteriori delle cosce e delle gambe e possono presentarsi in forma
circoscritta o diffusa alla maggior parte della superficie della coscia e della gamba. Le
varici reticolari, per quanto di solito considerate soltanto un problema estetico, possono
essere causa di disturbi tipici dell'insufficienza venosa al pari delle varici tronculari.
Le vene varicose sono più o meno visibili in rapporto ad una loro localizzazione più o
meno superficiale e ne è colpita circa la metà (50%) della popolazione generale!
Perché si formano le varici?
La loro origine è basata sulle seguenti tre ipotesi:
- la dilatazione della parete venosa impedisce il corretto
funzionamento delle valvole; il sangue circola in direzione opposta, cioè verso la
periferia (reflusso) aumentando la dilatazione della parete. Si determina così un circolo
vizioso progressivo che amplifica la malattia nel tempo.
- L'alterazione delle valvole rappresenta il primo evento che
viene seguito dal successivo sfiancamento della parete e dal circolo vizioso descritto.
- La terza ipotesi è rappresentata dalla combinazione
sincrona dei due precedenti meccanismi e sembra verificarsi nella maggior parte dei casi.
Sono ereditarie?
Una vera e propria ereditarietà non è dimostrata ma gli
studi e l'esperienza confermano senza dubbio l'importanza della famigliarità nella
comparsa e nella progressione di queste malattie. Anche in questo caso la tendenza appare
più spiccata nel sesso femminile. Ad esempio: una donna, figlia di genitori entrambi
portatori di vene varicose, ha una probabilità di sviluppare la stessa malattia del 95%.
Se uno solo dei genitori è malato, la probabilità scende al 65%. Le percentuali nel
maschio sono rispettivamente del 65% e del 25%.
Come si manifestano?
Nella fase iniziale della malattia si avverte senso di peso
alle gambe ed alle caviglie, calore e stanchezza che si attenuano camminando. Compaiono
crampi notturni al piede ed al polpaccio che si presentano con lunghi intervalli e, nelle
fasi più avanzate, il gonfiore delle gambe e dei piedi. Questi fastidi tendono ad
accentuarsi in primavera-estate e, per la maggior parte delle donne, nel periodo
premestruale. Generalmente le varicosità ed i capillari compaiono successivamente quando
il quadro clinico tende a peggiorare. Ma questa non è una regola fissa. Infatti non sono
rari i casi che presentano voluminose vene varicose accompagnate da disturbi minimi o
addirittura assenti.
Si possono poi verificare complicazioni come le tromboflebiti, spesso accompagnate o
seguite dalle ipodermiti (infiammazioni del tessuto sottocutaneo) o dalle linfangiti
(infiammazione dei vasi linfatici che accompagnano le vene nel loro percorso). Quando la
malattia ed il paziente sono abbandonati a se stessi, si presentano nel tempo danni sempre
più gravi della circolazione venosa (in media del 9% per anno) e dei tessuti, fino alle
ulcerazioni, che rappresentano la manifestazione estrema dell'insufficienza venosa
cronica.
La tendenza progressiva della malattia, le moderne conoscenze e, non ultimo, il buon
senso, suggeriscono di curarla nelle prime fasi, invece di attendere la comparsa di queste
complicazioni.
Cos'è l'insufficienza venosa
cronica?
E' una malattia complessa che interessa ben il 12% della
popolazione ed è causata dalla contemporanea disfunzione delle vene profonde (interne),
di quelle superficiali (esterne) e delle perforanti. La malattia viene spesso confusa con
semplici varici che ne rappresentano comunque la più frequente manifestazione, ma può in
alcuni casi presentarsi senza vene varicose o capillari evidenti. Essa è comunque in
grado di evolversi nel tempo e portare le gambe dei pazienti fino ai gradi estremi della
malattia con le ulcere venose croniche ribelli a qualunque trattamento medico e fisico.
Questi pazienti sono comunemente definiti "inguaribili" per la difficoltà di
affrontare la diagnosi e cura di casi così complessi. Esistono invece metodi avanzati che
consentono di interpretare e trattare adeguatamente queste malattie e molti pazienti
possono essere restituiti ad una normale qualità di vita.
Cosa sono i "capillari"?
La telangectasie, questo il termine scientifico che
identifica i capillari malati, sono venule sottili rosse o bluastre situate nello spessore
della pelle. Si parla spesso di "capillari rotti". In realtà si tratta di
capillari dilatati e quindi molto più visibili ed inestetici. La rottura dei piccoli vasi
si manifesta invece con la comparsa di "lividi" (ecchimosi) ed è causata da una
accentuata fragilità vasale che rappresenta una malattia diversa che spesso si associa ad
altre malattie generali.
Questo problema riguarda quasi esclusivamente il sesso femminile; in circa il 40% dei casi
sono localizzati alle cosce; solo in pochi casi possono dare bruciore e prurito,
soprattutto nel periodo premestruale.
Qual è la causa dei
"capillari"?
Nella maggior parte dei casi essi compaiono senza una causa
ben precisa, ossia in assenza di problemi circolatori e spesso in assenza di vene
varicose. Si è osservato, però, che esiste una certa predisposizione famigliare al
problema, che la gravidanza e la "pillola" ne favoriscono la comparsa e che
possono comparire in seguito ad un trauma contusivo, anche lieve, che ha coinvolto gli
arti inferiori (per esempio massaggi troppo violenti).
Solo in una piccola percentuale di persone (15%) le telangectasie sono associate alle vene
varicose tronculari, ma almeno in un terzo dei casi è possibile individuare, attraverso
esami strumentali, un'insufficienza delle vene superficiali o interne non ancora
clinicamente evidente. Più spesso, quasi in due terzi dei casi, sono invece associate a
varici reticolari delle quali la paziente raramente si accorge perché attribuisce la
massima importanza ai "capillari" più vistosi. In realtà molti di essi
dipendono dalla alterazione circolatoria delle varici reticolari che li riforniscono (vene
nutrici) e che, in queste situazioni, devono essere eliminate per prime. Il loro
trattamento permette di ridurre considerevolmente gli stessi "capillari", come
vedremo in seguito.
Le forme più gravi ed estese di varici reticolari e di telangectasie possono non solo,
come è stato detto, provocare disturbi, ma possono causare anche complicazioni come
eczemi venosi e piccole emorragie da rottura, generalmente dopo un piccolo trauma come un
graffio o un colpo diretto.
Come si curano?
Prima di tutto eliminando un'eventuale insufficienza venosa
associata e le vene nutrici (varici reticolari) che le riforniscono.
La scleroterapia o terapia sclerosante (iniezioni nella vena di farmaci ad azione
cicatrizzante eseguite con micro-aghi) e la laser-terapia.
Le telangectasie rosse, che sono le più sottili e resistenti, sono le più difficili da
trattare ed è possibile ottimizzare i risultati con terapie complementari e la laser
terapia.
In molti casi gli effetti di una scleroterapia possono essere duraturi negli anni; a volte
possono invece essere necessari nuovi interventi perché anche le telangectasie sono una
malattia evolutiva come tutte le altre che colpiscono le vene.
Terapie integrate
La scleroterapia, come complemento della chirurgia per la
eliminazione delle varici periferiche più piccole e fragili, ne è l'esempio più
brillante e soddisfacente. Questa combinazione riduce il peso dell'intervento chirurgico
ed il numero di micro-incisioni e porta la scleroterapia ad una delle sue massime
espressioni terapeutiche: una delle più efficaci e meno pericolose.
Altri esempi di terapie integrate sono rappresentati dai farmaci, dall'elastocompressione
con bendaggi e calze, dalla terapia fisica, dalla ossigeno-terapia iperbarica, dalla
ossigeno-ozono terapia e dalla luce polarizzata.
E' oggi opinione comune nel mondo scientifico che i migliori risultati in flebologia sono
ottenuti proprio grazie a queste combinazioni e che quelli conseguiti con una sola tecnica
sono evidentemente inferiori.
| Terapia laser |
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E' questo uno degli argomenti della
Flebologia, e non solo di essa, che più incuriosisce per la enorme quantità di notizie
che sono circolate in proposito.
Non esiste "il" LASER. Non esiste cioè un solo strumento capace di curare
tutto!
Esistono invece numerose apparecchiature capaci di emettere una radiazione luminosa,
visibile o invisibile, di diverse lunghezze d'onda e con diverse energie di emissione.
Ognuna di esse può essere usata in diversi campi di applicazione e per la cura di
malattie diverse.
In Flebologia molti anni di lunghe sperimentazioni, talvolta coronate da successo, ma
spesso da delusioni, hanno dimostrato che alcuni LASER di ultima generazione possono
essere impiegati per la foto-coagulazione intravascolare di qualche piccola varice
isolata, ma soprattutto come complemento alla scleroterapia delle telangectasie
(capillari). Come è già stato accennato sono utili come trattamento di scelta per la
eliminazione dei capillari rossi più sottili e per quelli del volto, naturalmente con
bassi dosaggi di energia e molta prudenza. Se poi la sperimentazione in atto con nuovi
metodi e strumenti potrà fornire migliori risultati a breve e lungo termine, una adeguata
informazione in proposito dovrà essere fornita solo dopo le opportune verifiche
scientifiche.
Procedure endovascolari
Da alcuni anni si effettuano interventi endovascolari o
intravascolari, per il trattamento dell'insufficienza venosa della grande safena. Queste
tecniche consistono nell'introduzione di piccoli cateteri nella vena al di sotto del
ginocchio o del malleolo, attraverso mini incisioni o puntura diretta, in anestesia locale
e sotto la guida dell'ecografia. Una di esse consiste nell'utilizzo di energia a
radiofrequenza che si trasforma in temperatura controllata la quale, a sua volta, produce
la chiusura e la successiva cicatrizzazione della vena malata.
I risultati, controllati a livello internazionale dopo 2 anni, sono molto buoni e con una
bassa incidenza di complicazioni.
Un'altra tecnica consiste nell'introduzione di sottili fibre ottiche che veicolano
l'energia Laser ed un'altra permette di posizionare una clip capace di chiudere
meccanicamente la vena.
Se gli ulteriori controlli a lungo termine lo confermeranno, tali tecniche potranno
rappresentare valide alternative alla chirurgia ed alla scleroterapia.
Trattamento
dellinsufficienza venosa cronica
con laser diodi 808 nanometri
Prof. Palmieri Beniamino
Docente presso lUniversità di Modena
Prof. Aspero Lapilli
Docente presso lUniversità di Pisa |
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Caratterizzazione
dellirraggiamento su safene ex-vivo
Il trattamento chirurgico dellinsufficienza venosa cronica degli
arti inferiori ha finora privilegiato la legatura e lo stripping della vena safena
maggiore minore e delle collaterali contribuendo a risolvere in modo cruento ma radicale
lincompetenza valvolare venosa e le varicosità originati dai tronchi principali
sottoposti a reflusso ed abnormi pressioni. Per contro, nei casi in cui le varicosità
venose risultino segmentarie, trova indicazione lasportazione di segmenti venosi con
varie tecniche e la scleroterapia. Tra i metodi alternativi a quello ablativo chirurgico,
gravato da un certo numero di possibili complicazioni ed a tempi di recupero prolungato in
relazione alla cicatrizzazione chirurgica, sono stati proposti due metodi conservativi:
utilizzo delle radiofrequenze mono o bipolari o il ricorso al laser diodico.
Attualmente il laser a diodi è apparso sotto molti aspetti lo strumento più maneggevole
e sicuro per espletare un trattamento endoluminale col minor numero possibile di rischi e
di morbolità. Le radiofrequenze hanno trovato anchesse un certo favorevole terreno
clinico (Goldman M., Di Mitri et al.), ma il passaggio di corrente attraverso i tessuti
molli dellarto inferiore ed una notevole dose di anestesia necessaria a ottenere un
danno venoso permanente, ha sollevato obiezioni e critiche a questo metodo. Realmente
molto più mirato appare oggi il trattamento laser a diodi con fibra ottica proprio per la
perfetta regolazione del danno termico al lume venoso, ottenendo idealmente una
coalescenza degli strati subintimali senza particolare danno alle strutture avventiziali e
periavventiziali. Il primo utilizzatore di questo metodo è stato il Dr. Carlos Bonè nel
1998 e 1999, e successivamente ripreso e codificato da Navarro e colleghi.
La nostra ricerca si inserisce nellottica della esatta definizione delle
caratteristiche di irraggiamento con fibra ottica tenuto conto che lintento è di
ottenere un danno intimale irreversibile tale, cioè, da non dar luogo a fenomeni, anche
parziali, di ricanalizzazione e di definire, in base alla struttura patologica della vena,
i criteri ottimali di trattamento.
Materiali
e metodi della ricerca
Lo studio ex-vivo è stato condotto su 20 vene safene umane (grandi e/o piccole safene)
asportate in corso di sedute di chirurgia flebologica e immediatamente utilizzate per lo
studio sperimentale.
I 20 casi trattati erano così suddivisi:
- tra i 20 e i 50 anni: 10 casi
- tra i 50 e i 70 anni: 10 casi.
Le dilatazioni venose a carico delle safene
asportate sono risultate variabili e sostanzialmente, riconducibili in base allo spessore
della intera parete in tre sottogruppi:
- con spessore variabile da 500 micron a 1 mm.;
- con spessore variabile da 1 mm. a 1.5 mm.;
- con spessore superiore a 1.5 mm.
a significare il grado di dilatazione
varicosa della parete o del suo ispessimento per fenomeni flogistici parietali.
Le vene safene, svuotate dal sangue,
erano allineate sul tavolo operatorio per la simulazione di trattamento e fissate
allestremità prossimale distale con punti retraenti. Una fibra ottica di 1 mm. di
diametro veniva quindi introdotta dalla estremità venosa distale e fatta avanzare, sulla
base di una luce guida fino alla estremità prossimale, con laiuto eventuale di una
mano delloperatore che facilitasse lo scorrimento della fibra nel lume.
Una volta raggiunta lestremità prossimale, quella contigua allaccrosse,
venivano effettuati studi seriali di somministrazione di energia laser lungo lasse
venoso, la fibra, infatti, era fatta scorrere in senso cranio-caudale sempre con
lassistente della mano non dominante delloperatore che parallelamente scorreva
sulla parete venosa esterna per rilevarne i cambiamenti di temperatura ed eventuali
fenomeni di intrappolamento su biforcazioni o rami collaterali.
E stato utile,in primo luogo, accertare le condizioni tecniche
predisponenti a generare un danno da perforazione nella parte venosa, rischio,
questultimo, assolutamente da evitarsi e dipendente dal grado di atrofia parietale
della vena trattata. La ricerca condotta su pareti venose integre, diametro tra 880 micron
e 1/1.2 mm., si è verificato per fluenze superiori a 60 J/cm², utilizzando potenze
superiori ai 20 W. e facendo insistere la punta della fibra ottica contro la parete venosa
per più di 10 secondi. Per contro, nei casi di dilatazione ed atrofia della parete
venosa, anche energie di 40-50 J/cm² sono state lesive e perforanti, a condizioni che la
fibra persistesse nella emissione di energia per tempi superiori a 8 secondi nello stesso
punto.
Si comprende da questa ipotesi come uno dei requisiti principali di sicurezza nel
trattamento safenico con laser diodico, sia lagile scorrimento della fibra ottica in
retrazione a velocità non inferiori a 1 cm/sec. Per quanto riguarda il rapporto dose/
/effetto abbiamo praticato la applicazione della fibra ottica su ogni gruppo di vene
trattate (a e b) con tre diverse fluenze e quindi con caratteristiche di irraggiamento
diverse.
Il primo protocollo comprendeva una potenza
di 20 W. a impulsi ripetuti con treni di 50 msec. ed intervalli, tra questi, di 10 msec.;
il secondo gruppo con potenze di 15 W. a
ritmi ripetuti con durata dellirraggiamento tra 50 e 100 msec. ed intervalli di 50
msec.;
il terzo protocollo comprendeva irraggiamenti
di 10 W. con impulsi ripetuti della durata di 200 msec. ed intervalli di 100 msec.
In tutti i casi lesperimento veniva
concluso aprendo in senso longitudinale la vena trattata, osservandone le caratteristiche
endoteliali, indi immergendola in liquido fissativo per gli esami istologici. Una vena di
ognuno dei 9 gruppi veniva, prima del trattamento laser, lavata con sangue umano, in modo
che leffetto laser fosse applicato in presenza del pigmento emoglobinico,
teoricamente capace di fungere da fotosensibilizzatore.
Al termine della procedura le vene sono state immerse in formalina ed inviate
allesame istologico in base al quale sono state fatte le seguenti considerazioni
istologiche.
Risultati
Vene trattate con fluenze superiori a 50 J/cm² potenza di 20 W.: il
danno consiste in una carbonizzazione dellendotelio e dello strato subintimale che
appare fortemente edematoso e in parte dissociato dagli strati profondi. In alcune aree,
quelle a parete assottigliate, ove è evidente la presenza di varicosità, la
carbonizzazione risultava massiva arrivando fino al limite della perforazione senza
raggiungerla grazie alla manualità di scorrimento della fibra.
Nei casi di applicazione di energie più
deboli (15 W., fluenze tra 40-50 J/cm²), lo scorrimento omogeneo della fibra ottica sulla
vena collabita provocava un danno endoteliale uniforme con zone di esplosione cellulare,
edema interstiziale, necrosi coagulativa anche subavventiziale. Nei casi in cui
lemoglobina era presente allinterno del lume venoso alla temperatura di 37°
essa non ha influito considerevolmente nellampliare il danno alla parete.
Utilizzando intensità inferiori ai 15 W. ma
superiore ai 10 W., il danno endoteliale appariva più disomogeneo, a tratti puntiforme,
mentre più significativo risultava essere ledema subintimale. Il risultato
istologico valutato con le colorazioni ematosillina-eosina, ha confermato come la lesione
termica della fibra ottica laser-diodica, utilizzando potenze di 15 W., non giunga a
coinvolgere gli strati esterni della vena ma sia sufficiente a creare necrosi coagulativa
dei vasa vasorum nelle condizioni in cui la parte venosa presenti un normale spessore e
non risulti dilatata al disotto del mm. di spessore.
La ricerca istologica è stata estesa anche
ad identificare tronchi nervosi perivenosi, per osservare se il tanto paventato danno alle
strutture sensoriali nervose possa essere sicuramente evitato con questa metodica. Ancora
una volta è stato riscontrato (per potenze inferiori a 20 W. e fluenze tra 20 e 40
J/cm²) un insulto reversibile delle strutture nervose, caratterizzato prevalentemente da
edema, che risultano non dissociate nè frammentate dallinsulto termico.
Discussione
e conclusioni
La nostra ricerca in questa fase ex-vivo era rivolta, prevalentemente, a definire
i ranges di attività della fibra laser nellintento di utilizzare al tavolo
operatorio un "protocollo di sicurezza" tale da garantire il massimo risultato
di obliterazione del lume venoso con i parametri energetici minimi necessari. Una delle
condizioni assolutamente simili al trattamento in vivo è il fatto che le vene safene
svuotate di sangue ed allineate sul tavolo chirurgico presentino spontaneamente un lume
virtuale entro cui la fibra ottica esercita, per diffrazione, un danno circonferenziale
adeguato. Tale danno vale anche laddove la parete venosa risulti particolarmente dilatata
con diametro del lume anche superiore al cm., tenendo conto che, in tali casi, lo
scattering del raggio diodico non colpisce omogeneamente la circonferenza del lume venoso
ma ne ustiona punti diversi ottenendo comunque un effetto adeguato di danno
circonferenziale.
Gli autori che ci hanno preceduto
nellapplicazione clinica, hanno tenuto basse fluenze (dellordine dei 10-28
J/cm² a potenze di 10-14 W.) e con treni di irraggiamento di 1000-2000 msec.
Levidenza sperimentale da noi ottenuta lascia propendere per lipotesi che il
protocollo ottimale sia senza dubbio inferiore ai 50 J/cm² con potenze di 15 W. e 100-200
msec. di treni donda, a condizione che la retrusione della fibra ottica in senso
cranio-caudale avvenga, mediamente, nellordine di 1 mm. al secondo.
E stato infatti mediamente considerato
che lo scorrimento della fibra ottica allinterno di un tronco safenico completo
possa richiedere non più di 90-100 secondi, in accordo alla lunghezza della medesima. Nei
casi in cui si vogliano colpire selettivamente varici venose a pareti estremamente fini o
arborizzazioni collaterali a tronco principale, la potenza di utilizzo del laser scende
tra i 5 e i 10 W.( mediamente 3-5 W.) con fluenze non superiori agli 8-15 J/cm². Noi
riteniamo che questo studio validi, pertanto, sia lassunto degli autori che ci hanno
preceduto, sia il piano operativo che, empiricamente, avevamo attuato nei primi casi da
noi operati, conferendoci però una più adeguata consapevolezza dei protocolli da usare.
In base ai nostri studi istologici, abbiamo
ragione di ritenere irreversibile il collabimento indotto dalla fibra laser diodica alle
condizioni succitate, proprio per la estensione intraparietale della necrosi coagulativa
che impedisce, comunque, una ricanalizzazione dai vasa vasorum od un flusso refluo dai
rami profondi o vene collaterali. Riteniamo che, in vivo, possa essere di grande ausilio
la valutazione doppler in tempo reale ed anche, seppur in minor misura poiché più
grossolana ed empirica, la palpazione cutanea del tronco venoso durante la manovra di
cauterizzazione laser. Infatti un caratteristico rumore di soffriggimento, dovuto alla
vaporizzazione del contenuto ematico endoluminale, puo essere percepita durante la
manovra qualora lo spessore adiposo del tegumento non isoli completamente il tronco
venoso.
Bibliografia.
Navarro L., Min R., Bonè C.: Endovenous laser: a
new minimally invasive method of treatment for varicose veins-preliminary observations
using an 808 nm diode laser.
Dermatol. Surg., 2001; 27:117-22.
Bonè C.: Tratamiento endolumnal de las varices con
laser de Diodo. Rev. Patol. Vasc., 1999; 5: 35-46.
Goldman M.: Closure of the greater saphenous vein
with endoluminal radiofrequency thermal heating f hte vein wall in combination with
ambulatory phlebectomy. A preliminary follow-up. Dermatol. Surg., 200; 26:4525-6.
Di Mitri R., Del Corso A., Adami D., Borchiolli R.,
Scotto G., Romagnani F., Ferrari M.: Il trattamento delle incontinenze safeniche con
radiofrequenza (VNUS). Atti del Congresso di Flebologia di Caserta, 11-12 Dicembre 2001.
Risultati esami
istologici
| Cognome/nome |
C. A. |
| Data di nascita |
25/03/1932 |
| Materiale analizzato |
Vena safena |
| Diagnosi |
Frammenti di parete
venosa, dilatati, tortuosi con un lume a profilo deformato e localmente fortemente
ristretto, per fenomeni di flebosclerosi e iperplasia muscolare con ispessimento intimale.
Non evidenzia di trombosi.
Reperto concordante con lorientamento clinico di vene varicose cortesemente
riferito. |
| Cognome/nome |
C. G. |
| Data di nascita |
10/08/1943 |
| Materiale analizzato |
Vena safena |
| Diagnosi |
Frammenti di parete venosa dilatati e di spessore non
uniforme per la presenza di fenomeni di flebosclerosi, iperplasia muscolare e ispessimento
intimale.
Non evidenza di trombosi.
Reperto concordante con lorientamento diagnostico clinico di vene varicose. |
| Nome/Cognome |
P. A. |
| Data di nascita |
29/01/1968 |
| Materiale analizzato |
Vena safena, nas |
| Diagnosi |
Frammenti di parete venosa dilatati e di
spessore non uniforme per fenomeni di flebosclerosi, iperplasia muscolare e ispessimento
intimale.
Non evidenzia di trombosi
Reperto concordante con lorientamento clinico di vene varicose cortesemente
riferito. |
| Nome/Cognome |
F. A. |
| Data di nascita |
02/03/1941 |
| Materiale analizzato |
Biopsia safena |
| Descrizione macroscopica |
- Segmento maggiore
- Segmento intermedio
- Segmento minore
|
| Diagnosi |
Frammenti di parete venosa di spessore non
uniforme per fenomeni di flebosclerosi e di iperplasia muscolare.
Non evidenza di trombosi ma di restringimento del lume per fenomeni di necrobiosi intimale
più evidenti nel segmento A.
Reperto concordante con il dato clinico di vene varicose cortesemente riferito. |
| Nome/Cognome |
D. M. |
| Data di nascita |
05/07/1950 |
| Materiale analizzato |
Safena |
| Descrizione macroscopica |
- Più lungo
- Più corto
|
| Diagnosi |
Frammenti di parete venosa di spessore non uniforme per la
presenza di fenomeni di flebosclerosi, iperplasia muscolare e ispessimento intimale.
Non evidenzia di trombosi ma di necrobiosi intimale particolarmente nei tratti di
assottigliamento vascolare.
Nel segmento A sono inoltre presenti edema dei tronchi nervosi e fenomeni involutivi dei
vasi vasorum. Reperto concordante con lorientamento clinico di varici venose
cortesemente riferito. |
| Nome/Cognome |
M. T. |
| Data di nascita |
12/06/1945 |
| Materiale analizzato |
Biopsia safena collaterale |
| Descrizione macroscopica |
2 frammenti: A.B. |
| Diagnosi |
Frammenti di parete venosa tortuosi e di spessore non
uniforme per la presenza di fenomeni di flebosclerosi e di iperplasia muscolare.
Non evidenza di trombosi.
Presenza di necrobiosi intimale nel segmento B nei tratti di assottigliamento vascolare.
Reperto concordante con lorientamento di vene varicose cortesemente riferito. |
| Nome/Cognome |
B. V. |
| Data di nascita |
08/09/1923 |
| Materiale analizzato |
Safena: A-B-C |
| Diagnosi |
Frammenti di parete venosa, dilatati, tortuosi e di spessore
non uniforme per la presenza di fenomeni di flebosclerosi, iperplasia muscolare e
ispessimento intimale.
Non evidenza di trombosi.
Reperto concordante con lorientamento clinico di vene varicose cortesemente
riferito. |
| Nome/Cognome |
S. L. |
| Data di nascita |
24/09/1949 |
| Materiale analizzato |
Biopsia safena |
| Descrizione macroscopica |
5 frammenti: A, B, C, D, E, |
| Diagnosi |
Frammenti di parete venosa dilatati, tortuosi e di spessore
non uniforme per la presenza di fenomeni di flebosclerosi, iperplasia muscolare e di
ispessimento intimale.
Non evidenza di trombosi.
Presenza di necrobiosi intimale nei tratti di assottigliamento vascolare (segmenti A, C,
E).
Reperto concordante con il dato clinico di vene varicose cortesemente riferito. |
| Nome/Cognome |
B. B. |
| Data di nascita |
18/05/1949 |
| Materiale analizzato |
Safena |
| Diagnosi |
Frammenti di parete venosa dilatati, tortuosi, con un lume a
tratti irregolarmente ristretto da fenomeni di flebosclerosi e di iperplasia muscolare.
Ispessimento intimale focale.
Non evidenza di trombosi.
Reperto concordante con lorientamento clinico di vene varicose cortesemente
riferito. |
| Nome/Cognome |
C. A. |
| Data di nascita |
27/12/1934 |
| Materiale analizzato |
Safena |
| Diagnosi |
Frammenti di parete venosa dilatati,
tortuosi, irregolarmente ispessiti per fenomeno di iperplasia muscolare e di
flebosclerosi.
Presenza in 2 segmenti di ispessimento intimale.
Non evidenza di trombosi.
Reperto concordante con lorientamento clinico di vene varicose cortesemente
riferito. |
| Nome/Cognome |
T. C. |
| Data di nascita |
19/06/1972 |
| Materiale analizzato |
Safena |
| Diagnosi |
Frammenti di parete venosa dilatati,
tortuosi con una parete di spessore non uniforme per fenomeni di flebosclerosi e
iperplasia muscolare.
Ispessimento intimale focale.
Non evidenza di trombosi.
Reperto concordante con lorientamento clinico di vene varicose cortesemente
riferito. |
|